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Il personaggio
 Radja Nainggolan a France Football: “Sì, fumo. Ma darò sempre il massimo”

Radja Nainggolan a France Football: “Sì, fumo. Ma darò sempre il massimo”

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Ammette i suoi limiti, dice di non eccellere in nulla ma di essere in grado di fare di tutto. Questo per merito del suo temperamento, della sua determinazione e per l’impegno che mette in ogni azione. Dentro e fuori dal campo. Radja Nainggolan si confessa in un’intervista a France Football.

L’atleta e l’uomo, una chiacchierata durante la quale il belga è uscito allo scoperto, ammettendo i suoi vizi, quelli di una persona qualunque, non di un personaggio famoso. “Sì, fumo – ammette Nainggolan – come fanno in tanti, non mi nascondo”. Questo non significa che debba essere considerato un bad boy, ed è lui stesso a sottolinearlo. “Non ragiono da calciatore o personaggio pubblico. Posso camminare nei peggiori quartieri e vivere in maniera normale. Posso accettare i favori che si fanno ai giocatori, ma non vuol dire che li cerco. Faccio la spesa al supermercato, posso bere un bicchiere e fumarmi una sigaretta con serenità. Anche un calciatore può fumare, anche se non fa un lavoro ‘normale’. Nascondendoti per una cosa, vuol dire che ne hai altre da nascondere. Non ragiono così”.

La sua carriera da calciatore, quella che lo ha portato nel nostro Paese, ha influito molto sul suo modo di giocare. “Come calciatore mi reputo italiano da un punto di vista tecnico e tattico. Ho molte qualità ma non eccello in nessuna. Il mio stile mi permette di dare tutto per i miei compagni”. Dai mille euro che guadagnava a Piacenza, alla scalata fino a conquistare un posto da titolare nell’Inter. “Era una cifra minima – dice Nainggolan – ma non per me e la mia famiglia. Cerco di garantire un buon livello di vita a tutti i miei familiari. Mi ispiro a mia mamma, mancata qualche anno fa. Ora ho un forte legame con mia sorella gemella. Lei è omosessuale ed è felice. Questo mi basta. Accetto tutti, è il mio modo di vedere le cose”.

Discorso a parte per quanto riguarda le sue origini. “Ne vado fiero, sento di appartenere ad Anversa. Non ho avuto un passato facile, anche per via di mio padre. Gli ho dato una seconda possibilità nel mio viaggio in Indonesia ma le cose non sono andate molto bene. Di indonesiano non ho molto, ma non per questo rinnego le mie origini”.