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MoviFest, quando una città torna a muoversi

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A Santeramo è nato un progetto che mette insieme sport, benessere, socialità, ambiente e territorio, diventando incontro, energia, scoperta. Grazie a questo progetto, una città intera ha cambiato ritmo, ha avvicinato persone, ha fatto conoscere spazi conosciuti che hanno acquisito un significato nuovo.

Il 3 settembre 2026, a Santeramo in Colle, ha preso vita il MoviFest.

La prima edizione ha portato 325 persone a vivere una giornata dedicata al movimento, al benessere e alla socialità. Ma sarebbe riduttivo chiamarlo semplicemente un festival sportivo. Perché dietro MoviFest c’è un’ambizione più grande: provare a costruire, partendo da Santeramo, una nuova cultura del movimento.

Una cultura fatta di scelte quotidiane, di attenzione al proprio corpo e alla propria salute, ma anche agli altri, all’ambiente e agli spazi che condividiamo.

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Muoversi, prima ancora che allenarsi

«Viaggiando molto ho avuto modo di conoscere culture, come quella canadese e norvegese, dove muoversi, stare all’aria aperta e prendersi cura della propria salute fanno parte della quotidianità. Credo che anche noi possiamo sviluppare una maggiore consapevolezza nelle nostre scelte: dal movimento all’alimentazione, dal preferire una passeggiata o una bici all’auto, fino al rispetto dell’ambiente e degli spazi che viviamo".

A parlare è Giuseppe di Tommaso, Project Manager e Personal Trainer, co-ideatore di MoviFest. È da esperienze come queste che nasce una domanda semplice ma potente: perché non provare a portare anche qui quella stessa consapevolezza?

Non necessariamente attraverso grandi rivoluzioni, ma partendo dai gesti più semplici: scegliere una passeggiata invece dell’auto, prendere la bicicletta, dedicare tempo al proprio corpo, prestare maggiore attenzione a ciò che mangiamo, rispettare l’ambiente e imparare a vivere gli spazi pubblici in modo diverso.

MoviFest nasce esattamente lì, nel punto in cui il movimento diventa uno strumento per stare meglio e, contemporaneamente, per stare meglio insieme.

Una giornata, mille modi di essere attivi

A Santeramo il movimento ha avuto molti volti. Calisthenics, cross training, arti marziali e difesa personale hanno incontrato pilates e yoga. Il basket e lo skate hanno portato nel festival la dimensione dello sport di squadra e della cultura urbana. Challenge di forza, fitness e diverse esperienze motorie hanno completato una proposta volutamente ampia.

Non c’era un modo giusto per partecipare. Ed è forse proprio questo uno dei messaggi più forti di MoviFest: non esiste un solo modo di fare sport e non bisogna essere sportivi per cominciare a muoversi.

C’è chi trova sé stesso davanti a un bilanciere, chi su un tappetino, chi dentro un campo da basket, chi su uno skateboard. E c’è anche chi, semplicemente, deve ancora trovare la propria strada. MoviFest vuole essere quel luogo in cui iniziare a cercarla.

 

325 persone e una prima risposta

La prima edizione ha coinvolto 325 partecipanti: 276 attraverso le iscrizioni online e altri direttamente durante la manifestazione.

Le registrazioni online erano state chiuse volutamente prima dell’evento, per mantenere una gestione sostenibile delle attività e garantire ai partecipanti un’esperienza adeguata.

Il dato assume ancora più significato perché si tratta della prima edizione. Ma più dei numeri conta ciò che raccontano: a Santeramo esiste un interesse reale per un progetto capace di mettere insieme movimento, benessere, persone e comunità.

E soprattutto, MoviFest non è stato pensato soltanto per chi già frequenta palestre, campi o corsi. Al contrario, uno degli obiettivi principali è avvicinare anche chi normalmente non pratica attività fisica, chi non ha ancora trovato una disciplina nella quale riconoscersi o chi magari ha semplicemente bisogno di un’occasione per cominciare.

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Quando il benessere esce dalla palestra

Il movimento non finisce con un allenamento. Può cominciare con l’allenamento, certo, ma poi continua nelle strade, nelle piazze, nei luoghi pubblici, nelle relazioni che nascono tra le persone. È questa la prospettiva con cui MoviFest guarda alla città.

Il festival vuole trasformare gli spazi pubblici in luoghi di incontro e partecipazione, dimostrando che prendersi cura di sé può andare di pari passo con il prendersi cura della comunità.

In questo percorso si inseriscono anche realtà come FIDAS e Plastic Free, che hanno contribuito ad allargare il significato della manifestazione verso temi come solidarietà, sostenibilità e tutela del territorio.

L’obiettivo, per le prossime edizioni, è rendere questa dimensione sempre più forte: non soltanto organizzare un evento, ma fare dell’evento stesso un’occasione per lasciare qualcosa. Una consapevolezza in più. Un’abitudine migliore. Un legame nuovo con il proprio territorio.

Anche il cibo fa parte del movimento

Per stare bene, naturalmente, non basta muoversi. Anche l’alimentazione entra nel progetto e lo fa senza rinunciare a una delle parole più importanti quando si parla di cibo: piacere. Durante la prima edizione, la proposta di healthy food è stata curata ed erogata da Pizzeria Piccadilly di Santeramo in Colle, con un’offerta coerente con la filosofia della manifestazione.

Il messaggio è semplice: mangiare in modo equilibrato non significa rinunciare al gusto, alla semplicità o alla convivialità. Significa imparare a considerare l’alimentazione come una parte naturale di uno stile di vita sano, insieme all’attività fisica e alla socialità.

E il coinvolgimento di una realtà locale racconta un altro pezzo della filosofia di MoviFest: costruire una rete capace di unire persone, professionisti, associazioni e attività del territorio.

Sette persone, una visione comune

Dietro questa prima edizione ci sono sette persone: Giuseppe di Tommaso, Francesco Rosato (promotore del tentativo di Guinness World Record dei burpees a squadra), Davide Simone, Simone Barberio, Francesco Sette, Erasmo Difonzo e Valentina Perangeli.

Percorsi e competenze differenti, ruoli operativi diversi, ma una responsabilità condivisa.

Sono loro ad aver ideato, organizzato e coordinato il progetto, lavorando sulle molte anime che hanno composto il festival: dalle discipline sportive alla gestione generale, dal calisthenics al cross training, dalle arti marziali al fitness, da pilates e yoga fino a basket e skate. La loro forza, però, non sta soltanto nella capacità organizzativa.

Sta nell’aver scelto di mettere competenze diverse al servizio della stessa idea: utilizzare il movimento per creare partecipazione, benessere, socialità e valore per il territorio.

Santeramo al centro, lo sguardo oltre

MoviFest è nato con una caratteristica precisa: non essere pensato soltanto per una singola giornata. La struttura del progetto è stata concepita fin dall’inizio per poter crescere, migliorare e diventare un format riconoscibile e replicabile.

La prima edizione, quindi, non è un traguardo. È una prova. Un seme.

Santeramo resta il cuore naturale di questo percorso. L’ambizione è far diventare MoviFest un appuntamento riconoscibile, capace di attirare nel tempo sempre più persone, discipline, associazioni, professionisti, attività commerciali e realtà del territorio.

E in questo senso il festival può generare movimento anche oltre quello fisico. Può portare persone da altri comuni, dare visibilità alle attività locali, creare nuove occasioni di incontro e contribuire a raccontare Santeramo anche fuori dai suoi confini. Non si tratta, dunque, di portare MoviFest lontano da Santeramo.

Al contrario: l’idea è fare di Santeramo il luogo da cui qualcosa possa partire e guardare sempre più lontano.

Il vero inizio è adesso

I 325 partecipanti della prima edizione sono un numero importante. Ma forse il dato più significativo è ciò che quel numero rende possibile. Perché un progetto diventa davvero tale quando non si esaurisce nel giorno in cui va in scena. MoviFest vuole continuare a muoversi.

Crescere nelle discipline, nelle collaborazioni, nelle attività, nelle persone coinvolte. Migliorare nell’organizzazione. Aumentare la propria attenzione verso l’impatto sociale e ambientale.
E, soprattutto, continuare a parlare a chi già si muove e a chi ancora non ha trovato il proprio modo per farlo. Perché alla fine il movimento è molto più di un gesto fisico. È una scelta.

È il passo con cui si esce di casa. È una bicicletta preferita all’auto. È una persona incontrata durante un allenamento. È uno spazio pubblico che torna a essere vissuto. È la consapevolezza di poter stare meglio prendendosi cura di sé e di ciò che ci circonda. È un’idea che passa da un corpo all’altro, da una persona a un’altra, fino a diventare comunità.

E allora forse il modo più giusto per raccontare MoviFest non è dire che, il 3 settembre, 325 persone si sono mosse. È dire che, quel giorno, a Santeramo si è messa in movimento un’idea.
E questa, forse, è soltanto la prima tappa.