Il 3 settembre 2026, durante la prima edizione del MoviFest di Santeramo in Colle, Francesco Rosato e cinque compagni tenteranno il Guinness World Record di burpees a squadra in un’ora. Una sfida estrema che mette insieme sport, amicizia, disciplina e solidarietà, con una raccolta fondi destinata ad ANPA Santeramo.
Quando il limite diventa soltanto l’inizio
«Io non ce la farei mai». È una frase che, prima o poi, passa nella testa di tutti. Anche in quella di chi oggi è capace di affrontare una sfida che, soltanto a immaginarla, sembra quasi impossibile.
Francesco Rosato quella frase l’ha conosciuta bene. L’ha pensata prima dei suoi record mondiali, prima delle imprese di endurance, prima di decidere che il proprio limite non fosse necessariamente un punto d’arrivo. Il suo metodo, però, è sorprendentemente semplice: fermarsi, respirare, analizzare il problema e costruire una strategia.
«All’inizio tutto è difficile, tutto è impossibile. Però passo dopo passo le cose diventano facili».
È questa filosofia che lo accompagnerà il 3 settembre 2026, quando, insieme a cinque atleti e amici (Valentina Perlangeli, Carmela Loragno, Graziana Colamussi, Federico Pezzuto e Antonio Trigiante), proverà a conquistare un nuovo Guinness World Record di burpees in un’ora, nel corso della prima edizione del MoviFest, a Santeramo in Colle.
Una sfida diversa dalle precedenti. Rosato detiene già quattro Guinness World Record ufficiali: maggior peso spostato con sandbag carry in tre minuti, maggior peso sollevato con slamball toss in un minuto, kettlebell swing in team in un’ora e sled push in team in un’ora. Anche questa volta ha scelto deliberatamente di uscire dalla propria comfort zone.
I burpees, infatti, richiedono una componente cardiovascolare molto più marcata rispetto alle prove affrontate in passato. Per prepararsi, Rosato ha modificato profondamente il proprio allenamento e la propria struttura fisica, perdendo già otto chili per diventare più agile e scattante. Ma il vero avversario non sarà soltanto la fatica. Saranno gli standard del Guinness, la precisione tecnica, il ritmo, il dolore e soprattutto la capacità di continuare quando il corpo suggerirà di fermarsi.
E poi ci sarà la squadra. Perché Francesco non sarà solo. Con lui ci saranno cinque atleti scelti non soltanto per le loro capacità sportive, ma anche per le loro qualità umane. «Ottimi atleti, ma soprattutto belle persone», racconta.
Un elemento fondamentale, perché in un record a squadre la responsabilità aumenta: un errore individuale può compromettere il risultato di tutti. Ma proprio per questo nasce una forza diversa, quella del gruppo. Se uno rallenta, qualcun altro può recuperare. Se uno è in difficoltà, gli altri lo spingono. E quando la motivazione personale rischia di non bastare, arriva quella collettiva.
La forza al servizio degli altri
Il Guinness World Record non sarà il vero traguardo. Rosato ha scelto ancora una volta di legare la propria impresa a una raccolta fondi destinata ad ANPA Santeramo, realtà impegnata nella cura e nella tutela degli animali.
È un legame profondamente personale. Il primo dei suoi record, infatti, è stato dedicato al cane che aveva perso due anni prima. «Volevo fare qualcosa di buono per lui. Volevo che fosse fiero di me».
Da allora lo sport è diventato anche uno strumento per restituire qualcosa agli altri. Ed è forse qui che il record assume un significato diverso: il numero di burpees conta, ma conta ancora di più ciò che può generare. «Il fine ultimo della forza è aiutare chi la forza non ce l’ha». È questo il messaggio che Francesco Rosato vorrebbe lasciare attraverso la sua impresa.

MoviFest: il movimento come punto d’incontro
Il tentativo di record sarà uno dei momenti centrali della prima edizione del MoviFest, un evento nato con un obiettivo altrettanto ambizioso: far incontrare le persone attraverso il movimento.
Il 3 settembre Santeramo in Colle ospiterà discipline, associazioni sportive e attività differenti: yoga, pilates, difesa personale, skate, basket 3 contro 3, gara di tiri da tre punti, calisthenics endurance e diverse challenge.
Ci saranno inoltre iniziative dedicate alla donazione del sangue, alla sensibilizzazione ambientale e alla tutela degli animali. L’idea è semplice: creare una giornata nella quale chiunque possa avvicinarsi allo sport, anche senza averlo mai praticato. Non soltanto uno spettacolo da guardare, dunque, ma un’esperienza da vivere.
E il progetto guarda già oltre la prima edizione. MoviFest vuole diventare un appuntamento riconoscibile per Santeramo, un format capace di crescere negli anni e di coinvolgere sempre più persone e realtà del territorio.
Per questo anche il record di Francesco Rosato diventa parte di qualcosa di più grande.
Un burpee alla volta. Un allenamento alla volta. Un limite alla volta.

L’INTERVISTA A FRANCESCO ROSATO
Francesco, hai già conquistato quattro Guinness World Record. Qual è stato il momento in cui hai capito che volevi spingerti oltre i tuoi limiti?
Il momento in cui penso «non ce la posso fare» di solito è proprio all’inizio. Poi mi fermo, respiro, ragiono e pianifico una strategia. Da lì mi alleno. E ogni giorno mi rendo conto che quello che sembrava impossibile diventa sempre più fattibile.
All’inizio tutto è difficile, tutto è impossibile. Però passo dopo passo le cose diventano facili.
Che cosa significa davvero, per te, essere un recordman? È più importante il numero finale o il percorso?
Per me essere un recordman significa aver trovato dentro di me la forza per non mollare mai. Significa essere andato oltre i limiti che spesso mi autoimponevo, o che comunque la società impone a tutti noi. Significa essere andato oltre le sfide e le difficoltà che la vita mette sul percorso di ognuno. E credo che, più del numero finale, sia importante tutto il percorso e quello che scopri mentre ti prepari per qualcosa di estremo, qualcosa che magari non pensavi nemmeno fosse possibile.
Tra i tuoi quattro record, quale ti è rimasto più nel cuore?
Li ho amati tutti e quattro, ma quello che mi porto più nel cuore è il primo: il maggior peso spostato con sandbag carry in tre minuti. L’ho dedicato al mio cane, scomparso due anni fa. Volevo fare qualcosa di buono per lui, volevo che fosse fiero di me. Può sembrare strano e può sembrare che non ci sia un nesso logico tra le due cose, ma per me era importante.
Quest’anno hai scelto una sfida completamente diversa: il Guinness World Record di burpees a squadre. Perché proprio i burpees?
Per uscire dalla mia comfort zone. I quattro record che detengo riguardano capacità condizionali diverse rispetto ai burpees, che sono un esercizio molto più aerobico e cardiovascolare. Mi sto allenando parecchio e ho cambiato totalmente la mia struttura fisica. Ho già perso otto chili per essere più scattante. Volevo provare qualcosa di nuovo. E mi sta piacendo tantissimo.
I burpees sembrano semplici, ma farne tanti per un’ora può diventare devastante. Qual è la vera difficoltà?
Farne uno è semplice. Farne quindici, venti o anche più in trenta secondi, per un’ora, diventa devastante. Ma in questo caso la vera difficoltà sono gli standard richiesti dal Guinness World Record: le due linee a una distanza specifica, il corpo totalmente dritto, anca, ginocchia e testa nella posizione richiesta e così via.
Quindi direi che la vera difficoltà sono gli standard.
In una sfida individuale dipende tutto da te. Quanto cambia quando sei in squadra?
Le sfide individuali sono completamente diverse da quelle a squadre.
Ma una sfida a squadre non comporta una minore responsabilità. Anzi, secondo me la responsabilità è maggiore, perché sai che un tuo errore potrebbe costare il record del mondo anche agli altri. Questo ti sprona ancora di più. Vuoi dare il 110 per cento e regalare questa gioia anche ai tuoi compagni.
Cosa succede nella tua testa quando il corpo ti dice di fermarti?
A dire la verità, in quel momento si spegne tutto. Quando penso di mollare, cerco di ricordarmi perché lo sto facendo. I motivi possono essere molto personali, come nel caso del mio cane, oppure possono essere legati a una raccolta fondi e quindi a uno scopo benefico. Cerco sempre di abbinare le imprese che faccio a qualcosa che abbia un significato.
Come ci si prepara a un volume così elevato di burpees?
Prima di tutto con la tecnica. Bisogna studiare gli standard richiesti e avere una tecnica impeccabile. Questo permette di essere più performanti, ma anche di evitare infortuni, perché il volume di lavoro è tantissimo. Una volta che la tecnica è perfetta, si possono costruire velocità, resistenza e tutto il resto. E ovviamente serve anche una capacità di soffrire. Ma credo che, se scegli di affrontare sfide di questo tipo, in qualche modo impari anche ad “amare” la sofferenza.
Qual è il burpee più difficile?
Credo che il burpee più difficile sia il primo. Perché una volta che inizi, come in tutte le cose, gli altri diventano più semplici.
Qual è la cosa che temi di più del giorno del record?
Sinceramente non temo nulla. So che i miei compagni arriveranno preparati. Io mi sto divertendo tantissimo ad allenarmi e sono sicuro che anche loro si stiano divertendo da morire. So che, comunque vada, sarà un successo. Forse l’unica paura che ho è quella di non riuscire a raccogliere una somma importante da donare in beneficenza ad ANPA.
Come avete scelto la squadra?
L’idea di provare questo record durante il MoviFest è nata insieme alla mia compagna, Valentina Perlangeli. Non abbiamo cercato soltanto atleti fortissimi. Abbiamo cercato persone con un cuore immenso, delle belle persone insomma. Diciamo che questo è stato il primo criterio. Poi abbiamo selezionato le persone e abbiamo visto chi, tra loro, potesse effettivamente affrontare il record.
Che caratteristiche deve avere un atleta per una sfida del genere?
Credo che la capacità principale sia la sopportazione del dolore, quindi una forza mentale fuori dal comune. E ovviamente serve anche una capacità cardiopolmonare altrettanto fuori dal comune.
Quanto conta fidarsi dei propri compagni?
È fondamentale. Non si sa mai cosa può accadere. Ognuno di noi quel giorno potrebbe essere costretto a rallentare. Ma dobbiamo sapere che, se io rallento di una ripetizione, ci sarà un mio compagno che si spingerà oltre e recupererà quella ripetizione.
È più forte la motivazione individuale o l’energia del gruppo?
L’energia del gruppo è fondamentale, indispensabile. Ti permette di dare quel qualcosa in più. Ognuno di noi è spinto da motivazioni diverse, tutte belle e nobili, e insieme queste motivazioni creano un’energia di gruppo.
Perché avete scelto di legare il record a una raccolta fondi per ANPA?
È la seconda volta che unisco un tentativo di record a una raccolta fondi a favore di ANPA. La prima è andata bene e sono molto felice di questo.
Perché proprio ANPA?
Quando ho provato i primi due record il mio cane era ormai vecchio e durante il secondo lo avevo già perso. Volevo fare qualcosa per i cani meno fortunati, incentivare le adozioni e sostenere chi, come i volontari del rifugio ANPA di Santeramo in Colle, si occupa giorno e notte della cura di questi animali e dona tutto se stesso a loro.
Che cosa significa per te sapere che ogni burpee può contribuire a qualcosa di più grande?
È ciò che mi spinge. È la vera motivazione dietro questo record, comunque vada.
Perché una persona che non pratica sport dovrebbe sentirsi coinvolta guardando questa sfida?
Spero che chi non pratica sport, o anche chi sta attraversando un periodo difficile della propria vita, guardandoci possa trovare la motivazione per cambiare la propria vita. Per iniziare a fare sport. O semplicemente per trovare dentro di sé la forza per rialzarsi da un momento difficile.
Qual è il messaggio che vorresti arrivasse oltre al numero dei burpees?
Credo che il fine ultimo della forza sia aiutare chi la forza non ce l’ha. Voglio che sia questo il messaggio. Non mi importa del record, se riusciremo a batterlo oppure no. Voglio che questo messaggio arrivi.
Quanto è realmente fisico il limite di una persona e quanto è mentale?
È tutto mentale. È mentale per un neofita che guarda qualcuno che ha iniziato molto prima di lui. È mentale per chi non ha voglia di andare in palestra. È mentale per chi deve provare un record del mondo e pensa di non farcela. È sempre mentale. Il fisico poi risponde. Qualcuno diceva che quando sei stanco sei soltanto al 40 per cento delle tue possibilità…
Che cosa hai imparato sui tuoi limiti attraverso i record?
Che passo dopo passo, allenamento dopo allenamento, i risultati arrivano e si migliora.
E questo vale per ogni aspetto della vita. Quello che pensavi fosse un limite, in realtà, non lo è mai davvero.
Che cosa ti ha insegnato lo sport sulla disciplina e sulla capacità di non mollare?
Grazie allo sport ho raggiunto tutto quello che ho nella vita. Ho conosciuto la persona che amo, ho conquistato dei record del mondo, ho superato molte delle mie paure, anche quella delle interviste…quasi. E la capacità di non mollare serve sempre, non soltanto nello sport. Ti aiuta ad andare avanti nella vita di tutti i giorni, quando arrivano le vere difficoltà.
Quando finirà questa sfida e avrai dato tutto, cosa vorresti provare guardandoti indietro?
Quando conquisteremo questo record del mondo vorrei sorridere ripensando a tutto il percorso. A tutti gli allenamenti. A quanto è stato faticoso, ma anche a quanto è stato bello condividere allenamenti e cene con gli altri ragazzi che hanno provato questo record insieme a me. Quindi sì, penserò soprattutto al divertimento.
Se potessi parlare per un minuto alla persona che pensa “io non ce la farei mai”, cosa le diresti?
Capita sempre di pensare «io non ce la farei mai». L’ho pensato per anni. Lo penso ancora. Ma una volta superato quello shock, fatto un respiro profondo e analizzata razionalmente la situazione, una volta programmato tutto, ti accorgi passo dopo passo che in realtà non è così impossibile. Ovviamente serve il massimo impegno. Devi dedicare tutto te stesso, sia che si tratti di un record del mondo di burpees, sia che si tratti di un obiettivo nella vita, nello studio o nel lavoro.
Quel «io non ce la farei mai» credo sia soltanto un meccanismo con cui il nostro cervello cerca di proteggerci dalla fatica. È una scusa. È solo una scusa.
E infine: quanti burpees servono per cambiare una giornata, una vita o magari per aiutare qualcuno?
Centinaia ogni giorno. Sono quelli che stiamo facendo per prepararci a questo record. Ma in realtà non sono soltanto i burpees. È il pensiero, è la voglia di fare qualcosa di bello. Perché poi, anche quando sembra impossibile, le energie e i modi per farcela si trovano.
C’è un’immagine che forse riassume meglio di tutte il senso di questa sfida.
Un atleta parte con il corpo fresco. Il primo burpee è quasi un gesto meccanico. Poi arriva il decimo, il centesimo, il millesimo. Il respiro cambia. Le gambe diventano pesanti. La mente comincia a cercare una via d’uscita. Eppure si riparte. Un’altra ripetizione. Un altro respiro. Un altro passo.
Per Francesco Rosato il record non è soltanto una gara contro un cronometro. È un modo per dimostrare che ciò che chiamiamo limite spesso è soltanto un confine che non abbiamo ancora provato ad attraversare. E questa volta, dall’altra parte del limite, non ci sarà soltanto un Guinness World Record. Ci saranno una squadra, una comunità e una causa da sostenere.
Perché, alla fine, la domanda non è soltanto “quanti burpees riusciranno a fare”.
La domanda è “quante persone riusciranno a far muovere insieme?”.






