Cosa serve per inseguire i propri sogni dall’altra parte del mondo e trasformarli in realtà? Carina Chiodo ce lo racconta attraverso i suoi occhi, tra i palazzetti di hockey su ghiaccio e le strade della vita quotidiana. Da Brisbane alle valli piemontesi, dalla barriera linguistica all’HC Valpellice Bulldogs, la storia di Carina è un viaggio fatto di coraggio, passione e obiettivi, letteralmente. A soli 23 anni, questa giovane fotografa sportiva ha trasformato la sua passione in una professione che la porta a catturare non solo l’azione sul campo, ma l’anima stessa dello sport.
Un inizio in salita e la scoperta della luce
“Trasferirmi in Italia a dieci anni è stato come cadere in un mondo sconosciuto,” racconta Carina. “Non conoscevo la lingua, mi sentivo isolata, e dubitavo di riuscire un giorno a trovare il mio posto.” L’adattamento non è stato facile, ma con il tempo ha imparato l’italiano, fatto amicizia e scoperto un talento nascosto: la fotografia. “In terza superiore ho scelto l’indirizzo multimediale e questo mi ha dato una direzione. Da lì è iniziato tutto.”
Cresciuta in una famiglia di fotografi, Carina ha respirato immagini fin da piccola. “Mia madre tiene un blog sulla nostra vita, quindi sono sempre stata documentata attraverso foto e video. C’è una foto di me che fotografo mio padre mentre lui mi fotografa—era inevitabile innamorarsi di questo mondo.”
Il palazzetto del ghiaccio e la magia dell’hockey
Dopo il diploma all’IIS Buniva, Carina ha mosso i primi passi nel giornalismo fotografico lavorando per il quotidiano locale L’Eco del Chisone. Il suo primo articolo conteneva una foto della squadra di hockey locale, l’HC Valpellice Bulldogs, e da lì il legame con lo sport è diventato profondo. “Il palazzetto del ghiaccio è diventato uno dei miei posti preferiti. È frenetico, ma allo stesso tempo una vera famiglia. Ogni partita è un mondo a sé,” racconta.
Da lì, la sua carriera ha preso velocità. Ha fotografato vari sport—calcio, basket, kickboxing—ma è nell’hockey che ha trovato la sua cifra stilistica: l’osservazione dei dettagli invisibili, dei gesti ripetuti e delle emozioni che il pubblico spesso non nota. “Un buon fotografo sportivo cattura ogni momento umano, non solo il gol o la giocata. Vedo gli atleti come persone, con le loro paure e gioie, e voglio raccontare tutto questo.”
Grandi sfide e traguardi internazionali
Non tutto è stato semplice. L’attrezzatura è costosa e spesso limitata, e le luci del palazzetto possono trasformare un lavoro in una vera sfida tecnica. “Ho imparato a lavorare con ciò che avevo, a conoscere i limiti della mia macchina fotografica e a sviluppare tecniche di editing che mi permettessero di raccontare la storia al meglio.”
Il riconoscimento internazionale, però, non ha tardato ad arrivare: alcune sue foto sono state pubblicate sul sito ufficiale della NHL e Carina ha documentato i Giochi invernali della FISU, esperienze che definisce tra le più significative della sua carriera. “Vedere il mio lavoro riconosciuto anche da grandi realtà dello sport è stato incredibile. Urlavo dalla gioia!”
Per Carina, la fotografia sportiva non è solo tecnica: è comunità, adrenalina e narrazione. “Ogni partita è diversa, ma ogni sport ha una sua struttura e routine. Voglio portare a casa immagini che raccontino tutto: dagli atleti al pubblico, dall’azione ai dettagli dietro le quinte. La mia fotografia è il mio diario, il modo in cui ricordo e condivido la vita.”
Uno sguardo al futuro
La giovane fotografa riflette anche sull’importanza dei rapporti umani: “L’hockey mi ha insegnato a costruire legami con i giocatori e i team. È fondamentale per raccontare storie autentiche. Senza questo rapporto, rischi di avere solo immagini fredde.”
Con l’esperienza accumulata e una carriera già ricca di tappe importanti, Carina guarda avanti: “Il mio obiettivo è entrare in un’azienda che valorizzi il mio lavoro e mi permetta di documentare il team su larga scala, incontrare persone con idee simili alle mie e creare nuovi ricordi.”
Il suo consiglio per chi sogna di seguire le sue orme è chiaro: “Se avete pensato di iniziare questo percorso, siete già a metà strada. Procedete passo dopo passo, con passione e determinazione.”
Dall’Australia alle Alpi, dalle difficoltà di una bambina bilingue all’entusiasmo di una fotografa professionista, Carina ci insegna che seguire i propri sogni significa osservare il mondo da una prospettiva unica e non smettere mai di cercare la propria luce, un clic alla volta.











