C’è un momento, nel bosco, in cui il rumore del mondo si spegne. Restano il vento tra le foglie, l’odore della terra umida, il crepitio di un fuoco acceso con competenza. Non è campeggio improvvisato né fuga romantica dalla città: è disciplina, è metodo, è sport riconosciuto.
Negli ultimi anni survival, bushcraft e orienteering stanno vivendo una crescita costante in tutta Italia. Una crescita che oggi trova una formalizzazione importante grazie al Primo Corso Istruttori Survival 2026 organizzato da ENDAS Italia, Ente di Promozione Sportiva riconosciuto dall’organizzazione.
Nel Bosco Chinunno di Altamura, venti praticanti hanno conseguito la qualifica di Istruttori Survival – Tecnici Nazionali ENDAS. Un titolo conforme alle normative sportive vigenti che segna un passaggio culturale decisivo: dall’esperienza personale alla certificazione ufficiale.
Il boom delle discipline outdoor non è una semplice tendenza del momento, ma la risposta a esigenze sempre più profonde e diffuse. In un tempo dominato dalla tecnologia e dall’immediatezza, cresce il desiderio di tornare a competenze concrete, tangibili, verificabili sul campo. Le persone cercano esperienze che non siano filtrate da uno schermo, ma vissute con il corpo e con la mente, misurandosi con situazioni reali e imparando a gestirle con consapevolezza.
Accanto a questo emerge una forte necessità di riequilibrio psicofisico. L’ambiente naturale diventa uno spazio di decompressione attiva, dove lo stress non viene semplicemente evitato, ma affrontato e trasformato in capacità decisionale, autocontrollo e lucidità. Il contatto con il bosco, con il silenzio, con gli elementi primari restituisce una dimensione più essenziale dell’esperienza sportiva.
C’è poi la ricerca di autenticità: non performance fine a se stessa, ma apprendimento, crescita, senso di responsabilità. E sempre più spesso questa passione evolve in progetto professionale. Molti praticanti scelgono di strutturare il proprio percorso, ottenere qualifiche riconosciute e trasformare anni di esperienza in una competenza certificata.
Il survival, in questo scenario, rappresenta la scuola della gestione dell’emergenza: insegna a governare il fuoco, a reperire e rendere sicura l’acqua, a costruire ripari, ma soprattutto ad assumere leadership sotto pressione. Il bushcraft educa invece alla permanenza consapevole nella natura, unendo tecnica, rispetto ambientale e profonda conoscenza del territorio. L’orienteering affina precisione, strategia e capacità di leggere lo spazio con rapidità e accuratezza.
Insieme, queste discipline non formano soltanto sportivi, ma persone autonome, resilienti e responsabili, capaci di affrontare l’imprevisto con competenza e lucidità.
Dalla passione alla qualifica: la voce dei Direttori Tecnici
A guidare il percorso formativo è stato un team di Direttori Tecnici Nazionali di alto profilo.
Per Giuseppe Laricchia, Direttore Tecnico Nazionale nella Disciplina di Orientamento di Precisione con specialità Bushcraft e Survival, il valore del corso va oltre l’abilitazione:
«Stiamo costruendo una cultura della competenza. Il survival non è spettacolarizzazione dell’estremo, ma formazione tecnica, responsabilità e sicurezza. La certificazione nazionale garantisce standard chiari e tutela sia l’istruttore sia chi si affida a lui.»
Una linea condivisa da Ottaviano La Cenere, Direttore Tecnico Nazionale Settore Bushcraft:
«Il bushcraft è conoscenza profonda dell’ambiente. Non insegniamo a “sopravvivere contro la natura”, ma a viverla con rispetto della natura e competenza. Questo corso ha dimostrato che si può unire passione, tecnica e rigore normativo.»
Sul fronte più operativo interviene Pietro Tatangelo, Direttore Tecnico Nazionale Settore Survival:
«Abbiamo lavorato in condizioni reali, con verifiche pratiche e responsabilità concrete. Un istruttore deve saper prendere decisioni sotto pressione, gestire gruppi e prevenire rischi. L’alta formazione serve proprio a questo: trasformare l’esperienza in metodo.»
Le loro parole delineano una direzione chiara: professionalizzare senza snaturare lo spirito dell’outdoor.
Il percorso formativo e il profilo dei nuovi istruttori
Il percorso formativo si è sviluppato attraverso un’intensa attività pratica, pensata per mettere i partecipanti di fronte a situazioni concrete e verificabili. Dalla gestione del fuoco in totale sicurezza alle tecniche di potabilizzazione dell’acqua, dall’utilizzo corretto di corde e nodi fondamentali fino al foraging consapevole, ogni modulo ha richiesto precisione, attenzione e responsabilità. Grande spazio è stato dedicato anche all’organizzazione dell’equipaggiamento e alla pianificazione del pernottamento controllato all’aperto, elementi che distinguono l’improvvisazione dalla competenza tecnica.
Non sono mancati momenti di problem solving di squadra, in cui la capacità di cooperare ha fatto la differenza quanto l’abilità individuale. Perché un istruttore non deve soltanto saper fare: deve saper guidare, comunicare con chiarezza e mantenere lucidità sotto pressione. La formazione ha lavorato proprio su questa dimensione integrata, dove tecnica, leadership e gestione dello stress diventano un unico patrimonio professionale.
Con il titolo conseguito, i nuovi istruttori entrano ufficialmente nella rete nazionale del Dipartimento Sicurezza di ENDAS Italia, operando in sinergia con comparti che spaziano dalle OCR alle unità cinofile, dal softair al tiro dinamico fino alla self defence. Una struttura articolata che testimonia quanto il settore outdoor sia ormai inserito in un sistema sportivo organizzato e riconosciuto.
Anche il profilo di chi sceglie oggi il survival racconta un cambiamento significativo. Accanto ai praticanti di lunga data che desiderano trasformare l’esperienza maturata sul campo in una titolazione ufficiale, si incontrano istruttori sportivi in cerca di specializzazione, professionisti attratti dalla formazione outdoor e operatori dell’educazione che integrano natura e didattica nei propri percorsi.
Non si tratta più di un hobby per pochi appassionati, ma di un ambito in espansione che richiede standard chiari, coperture assicurative adeguate e riconoscimento istituzionale. La professionalizzazione diventa così garanzia di qualità e sicurezza.
In questo contesto, gli sport in natura intercettano una trasformazione più ampia: il ritorno all’ambiente naturale come spazio privilegiato di crescita fisica e mentale. Allenarsi all’aperto significa sviluppare adattabilità, affinare la capacità decisionale, rafforzare la coesione del gruppo e costruire una resilienza concreta, sperimentata sul campo e non solo teorizzata.
Il futuro dello sport, sempre più spesso, parla il linguaggio del verde; il contatto diretto con l’ambiente diventa esperienza formativa totale. Il Primo Corso Istruttori Survival 2026 targato ENDAS segna quindi un punto di svolta: la nascita ufficiale di una nuova generazione di Tecnici Nazionali pronti a operare con legittimità, autorevolezza e preparazione strutturata.
Non solo fuoco e corde. Non solo bosco e orientamento. Ma una nuova cultura sportiva che mette al centro competenza, responsabilità e rispetto per l’ambiente. E che dimostra come la natura, oggi più che mai, sia una palestra straordinaria per costruire professionisti e persone.





























