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Il personaggio
 Alessio Cracolici. Il self-made man del calcio italiano.

Alessio Cracolici. Il self-made man del calcio italiano.

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Alessio Cracolici non è solo il team manager del Parma Calcio, ma anche un esempio vivente di determinazione, talento e capacità di reinventarsi. Tra le figure centrali della scorsa stagione del club c’è proprio lui, che ha tagliato un traguardo personale: 300 partite con il club crociato, a partire dal suo debutto in Lega Pro il 12 febbraio 2017.
Un successo costruito con il merito e il lavoro, Cracolici incarna il prototipo del “self-made man”. Dopo un inizio come giornalista per TGS, una delle emittenti di punta siciliane, è passato all’ufficio stampa del Palermo, su chiamata di Maurizio Zamparini. Da lì, grazie alla fiducia di Daniele Faggiano, ha trovato la sua dimensione nel ruolo di team manager. A bordo campo, Cracolici è una presenza costante: supervisiona cambi, interagisce con lo staff tecnico e organizza ogni dettaglio per il gruppo squadra. Ma il suo lavoro non si ferma lì.

È un punto di riferimento tra staff tecnico, giocatori e dirigenza, gestendo con precisione sia aspetti sportivi che burocratici. Nel 2020, ha ampliato ulteriormente le sue competenze, laureandosi direttore sportivo a Coverciano. “Ora ho le carte in regola se in futuro si aprissero nuove porte”, dichiarò allora. Nonostante l’ambizione, rimane concentrato sul presente, continuando a dare un contributo significativo dentro e fuori dal campo. Alessio Cracolici è l’esempio di come il talento e la dedizione possano trasformare una passione in una carriera di successo.

Hai raggiunto il traguardo delle 300 partite con il Parma! Quali sono le emozioni che hai provato, vivendo un momento così significativo nella tua carriera?

Raggiungere questo traguardo è un’emozione indescrivibile. 300 partite con lo Stesso club, una società storica e ricca di tradizione come il Parma rappresentano un pezzo importante della mia vita. Sono grato al Parma ed al Presidente per avermi dato questa opportunità. Ricordo ogni partita, ogni emozione, ogni momento speciale vissuto qui. Questo traguardo è un punto di partenza per nuove sfide e nuovi obiettivi.

Dal giornalismo al ruolo di team manager: quale di queste esperienze ha maggiormente plasmato il tuo modo di lavorare oggi?

Entrambe le esperienze sono state fondamentali per la mia crescita professionale. Il giornalismo mi ha insegnato l’importanza della comunicazione, della precisione e dell’attenzione ai dettagli. Il ruolo di team manager mi ha permesso di sviluppare capacità di leadership, gestione dei rapporti e problem solving. Credo che il mix di queste due esperienze mi abbia fornito una visione completa del mondo del calcio e mi abbia preparato ad affrontare le sfide di oggi.

Lavorare con figure come Zamparini e Faggiano è stato sicuramente formativo. Qual è il consiglio più prezioso che hai ricevuto da loro?

Ho avuto la fortuna di lavorare con due grandi persone come Zamparini e Faggiano. Da entrambi ho imparato molto. Zamparini mi ha insegnato a essere coraggioso, a non aver paura di rischiare e a credere nelle mie idee. E soprattutto la sua – chiamiamola imprevedibilità – mi ha insegnato molto. Faggiano mi ha trasmesso l’importanza della programmazione, della pianificazione e della cura dei dettagli. Il consiglio più prezioso che ho ricevuto da entrambi è di non smettere mai di imparare e di migliorarmi.

Il tuo lavoro come team manager ti porta a interfacciarti con molteplici figure all’interno del club. Qual è la sfida più grande che affronti quotidianamente?

La sfida più grande è quella di creare un ambiente di lavoro positivo e produttivo, in cui tutti si sentano valorizzati e motivati. Devo essere in grado di gestire le diverse personalità, le esigenze e le aspettative di giocatori, staff tecnico, dirigenti e tifosi. È un lavoro complesso, ma stimolante, che richiede equilibrio, diplomazia e capacità di ascolto.

Nel 2020 hai conseguito l’abilitazione come direttore sportivo. Pensi di intraprendere un nuovo percorso in futuro o preferisci rimanere legato al campo come team manager?

L’abilitazione come direttore sportivo è stata una scelta personale, un modo per ampliare le mie competenze e conoscenze nel mondo del calcio. Attualmente sono molto soddisfatto del mio ruolo di team manager e non ho in programma di cambiare. Tuttavia, non escludo che in futuro possa intraprendere un nuovo percorso, ma ho ancora tanto da imparare. Sono aperto a nuove opportunità e sfide.

Hai iniziato la tua carriera in Sicilia, ma oggi sei uno dei punti di riferimento del Parma. Quanto è stato importante il tuo legame con le radici e in che modo ti ha aiutato a crescere professionalmente?

Le mie radici siciliane sono una parte fondamentale della mia identità. La Sicilia mi ha insegnato l’importanza dei valori, della famiglia, dell’amicizia e del rispetto. Questi valori mi hanno accompagnato nel mio percorso professionale e mi hanno aiutato a superare le difficoltà e a raggiungere i miei obiettivi. Sono orgoglioso delle mie origini e grato alla mia terra per avermi dato tanto.

C’è un momento particolare nella tua carriera che ricordi con più orgoglio, oltre al traguardo delle 300 partite?

Oltre al traguardo delle 300 partite, ci sono molti momenti che ricordo con orgoglio. Uno di questi sono le due promozioni in Serie A con il Parma. Anche la viottoria dei playoff di C, un momento straordinario. La vittoria della B invece È stata un’emozione incredibile, un momento di grande gioia e soddisfazione per tutto l’ambiente.

Come descriveresti il tuo rapporto con i giocatori e lo staff tecnico? Hai qualche aneddoto significativo da condividere?

Il mio rapporto con i giocatori e lo staff tecnico è basato sul rispetto, sulla fiducia e sulla collaborazione. Cerco di essere sempre presente, disponibile e di supporto per tutti.
Mi piace scherzare e creare un clima positivo all’interno dello spogliatoio. Ci sono molti aneddoti divertenti che potrei raccontare, ma preferisco tenerli per me. Posso solo dire che con alcuni giocatori si è creato un legame speciale che dura ancora adesso.

Quali sono i tuoi obiettivi personali per il futuro, sia a breve che a lungo termine?

L’obiettivo è crescere professionalmente e migliorarmi ogni giorno in un Club d’Elite come il Parma che mette al centro prima la persona e poi il professionista. Devo migliorare le mie competenze e contribuire al raggiungimento degli obiettivi del club.

Il calcio è in continua evoluzione. Quali sono, secondo te, le competenze più importanti che un professionista come te deve avere per restare al passo con i cambiamenti?

Il calcio è un mondo in continua evoluzione, quindi è fondamentale essere sempre aggiornati sulle nuove tendenze e tecnologie. Un professionista come me deve avere competenze trasversali, che spaziano dalla gestione dei rapporti umani alla comunicazione efficace,  dalla capacità di analisi dei dati all’utilizzo di strumenti digitali.