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Il personaggio
 Jannik Sinner. Dietro il campione

Jannik Sinner. Dietro il campione

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a cura di Andrea Quintavalle

Jannik Sinner è oggi l’atleta di fama internazionale che ha conquistato gli Australian Open 2024.
Il ventiduenne che ha affascinato l’intero paese con il suo sorriso timido e i modi da bravo ragazzo. Tennista educato e discreto, umile, a dispetto di qualsiasi vittoria e record possano caratterizzare la sua incredibile scalata verso il successo. La figura del classico sportivo che si dice avere il cuore di un campione.
Ma è stato sempre così?
Nato il 16 agosto del 2001, a San Candido (quasi al confine con l’Austria), il giovane Jannik è cresciuto a Sesto in una famiglia di madrelingua tedesca, da Hanspeter e Siglinde Sinner, rispettivamente chef e addetta all’accoglienza dei clienti presso il rifugio “Fondovalle” in Val Fiscalina.
Sembrerebbe che nel corso della sua infanzia l’atleta fosse un bambino dalla vivacità assolutamente incontenibile. Un simpatico monello dai capelli rossi, molto meno paziente rispetto a come lo conosciamo oggi, che venne affidato dalla mamma ad un amico di famiglia, Andreas Schönegger, all’età di soli 3 anni e mezzo, per stancarlo e incanalare la sua inarrestabile energia nello sport. Ed è così che Schönegger inizia a fare da maestro al piccolo Jannik, introducendolo allo sci alpino in inverno e al tennis in estate. Sin dalla giovane età Jannik mostra un talento notevole in entrambi, ma per quanto il giovane atleta si mostri promettente anche con gli sci, è a 13 anni che opta definitivamente per il tennis, principalmente a causa della lunghezza degli allenamenti sciistici, a suo parere sproporzionati rispetto a quella delle effettive competizioni alpine.
Così, Sinner fa una scelta già molto coraggiosa e matura per la sua età, lasciando la famiglia per l’Academy di Riccardo Piatti a Bordighera (anche su suggerimento del coach Massimo Sartori), per periodi sempre più lunghi, fino ad un trasferimento definitivo. Oggi Sinner afferma che questa decisione è stata raggiunta anche per le maggiori possibilità di recupero che il tennis presenta rispetto allo sci nelle situazioni di svantaggio, o come afferma l’atleta: «se nello sci fai un errore, la gara è persa, ho scelto il tennis perché c’è sempre un margine per recuperare».
Così, già dalla giovane età, iniziò a delinearsi la disciplina e maturità mentale che caratterizzerà Sinner sin dalla preadolescenza. Una precoce consapevolezza, che gli ha permesso di mettere in pratica questo suo principio nel suo gioco sin dagli anni da teenager. È attraverso questo mindset che Sinner non si dà mai per vinto e nessun avversario può davvero permettersi il lusso di considerarlo sconfitto finché non si arriva alla stretta di mano.
Oggi ne è anche prova la rimonta, già storica, contro Medvedev. Quella imperturbabilità per cui oggi è noto è quindi la vera conquista di Sinner e frutto di un percorso di autoeducazione lungo anni e iniziato sin da quando era bambino.
La scalata verso il successo è così inesorabile: Sinner fa il suo esordio nel circuito professionistico nel settembre del 2015, all’età di 14 anni, mentre un anno più tardi vince il suo primo incontro da professionista, sconfiggendo in due set il croato Leo Kovačić nelle qualificazioni del Futures Croatia F4. Quasi maggiorenne entra per la prima volta nella classifica mondiale ATP il 12 febbraio 2018, alla posizione n. 1592, per poi chiudere la stagione alla posizione numero 551.
Da lì un susseguirsi di vittorie fino alla vittoria di Melbourne. Quando si tratta della sua vita privata, di Sinner è noto relativamente poco.
Dal 2020 ha trasferito la propria residenza anagrafica e fiscale nel Principato di Monaco, segue una dieta stretta e salutare, ama le macchine sportive ed è tifoso del Milan.
Ha frequentato le scuole superiori all’istituto tecnico Walther di Bolzano fino al quarto anno, conseguendo la maturità in ragioneria solo più tardi e da privatista.
Tra i suoi idoli del tennis, Sinner ha menzionato il compatriota Andreas Seppi, Roger Federer e Novak Djokovic.
Sappiamo anche che ama le montagne e la famiglia, nutrendo una stima altissima per il fratello maggiore adottivo Mark, che i genitori avevano adottato prima della nascita di Jannik.
Gli stessi genitori che hanno continuato la propria vita tenendo d’occhio il figlio prodigio solo a distanza: persone semplici e riservate, meritevoli di non essersi mai intromessi nella sua preparazione e lasciandogli vivere la sua vita, come confermato da Andrea Spizzica, un altro dei primi allenatori del 22enne, in un’intervista a “Rai Radio 1”.
Sempre Spizzica ha affermato che la vittoria agli Australian Open 2024 è soprattutto frutto dell’etica del lavoro di Jannik. Qualcosa di guadagnato attraverso i sacrifici degli allenamenti degli ultimi 6 mesi, che ha permesso al campione di raggiungere una coordinazione priva di precedenti, perfezionando il colpo potente della racchetta che ora si accompagna magnificamente alla velocità e agilità garantite dal fisico esile.
Ma il trofeo di Melbourne non ha reso meno umile Jannik Sinner. Oggi, quando gli parlano della pressione e delle aspettative che il nuovo ruolo da campione italiano può portare con sé, Sinner confessa che sul campo può arrivare anche a sentirla, ma che la pressione di un tennista è in fondo soltanto un grande “privilegio” che è grato di sperimentare nel corso della sua carriera.
Ed è forse anche per quella stessa umiltà che il paese ama il ragazzo prodigio di San Candido.