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Il no-vax Kimmich cambia idea, si vaccinerà contro il Covid

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A cura di Salvatore Montisci

Dopo aver contratto il virus, il centrocampista tedesco fa retromarcia

Joshua Kimmich cambia idea e si vaccina. In un’intervista rilasciata alla tv tedesca Zdf, il centrocampista del Bayern Monaco ha annunciato il dietrofront assumendosi la responsabilità della scelta iniziale di non vaccinarsi. Nei mesi scorsi, Kimmich si è ritrovato a vivere due volte la fase della quarantena, prima per essere venuto a contatto con una persona positiva, poi per essersi egli stesso positivizzato al Covid. Il mediano della Nazionale tedesca, infatti, aveva contratto il virus lo scorso 24 novembre, tanto da dover rimanere lontano dal terreno di gioco fino all’anno nuovo. La causa è quell’infiltrazione ai polmoni che finora a fine dicembre ha impedito a Kimmich di allenarsi a pieno regime.

La posizione del Bayern Monaco

Proprio la decisione di rottura del mediano aveva indotto il Bayern a prendere ufficialmente posizione, diventando così la prima società professionistica a farlo. Il club bavarese aveva deciso non soltanto di tagliare gli stipendi ai giocatori no-vax ma anche di imporre loro di pagarsi autonomamente i tamponi. Una posizione che adesso sta aprendo nuovi scenari. Se in Germania anche l’Herta Berlino ha deciso di seguire la stessa strada del Bayern, il caso Kimmich ha acceso un gran dibattito anche fuori dai confini tedeschi. Nel Regno Unito, l’aumento dei casi di Covid provocato dalla variante Omicron sta portando la situazione verso il collasso, tanto da indurre i club di Premier League a prendere in considerazione l’ipotesi del taglio degli stipendi ai calciatori non vaccinati. In Italia, invece, a spingere er la vaccinazione era stata la stessa Assocalciatori puntando alla tutela di se stessi, dei compagni di squadra e delle loro famiglie.
Non solo. Oltre ad avere un grande impatto a livello mediatico, questa situazione sta aprendo nuovi scenari anche sotto l’aspetto della legislazione sportiva. Il calcio e i calciatori, infatti, Joshua Kimmich, centrocampista del Bayern Monaco sono presi a modello dai giovani di mezzo mondo; ecco perché una decisione risoluta come quella del Bayern Monaco – la squadra più vincente in Germania e tra le più influenti al mondo – può essere d’ausilio anche per le politiche dei governi nazionali. Non è un caso, infatti, se proprio il rifiuto di Kimmich di sottoporsi a vaccino aveva provocato in Germania numerose polemiche fino a indurre il ministro dell’interno tedesco Horst Seehofer a chiedergli di ripensarci.

Le soluzioni a livello sportivo

Quel che è certo è che il caso-Kimmich ha aperto una nuova strada. Oltre alla maggior parte delle società sportive, adesso sono anche le federazioni a muoversi per persuadere tutti i tesserati a vaccinarsi. Qualche esempio? In Italia, il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina si è espresso a favore dell’obbligo vaccinale per tutti gli atleti. Nel tennis, invece, l’Australian Open che a gennaio apre la stagione internazionale, ha già dichiarato che per partecipare al torneo occorre essere vaccinati, pena l’esclusione. E se è vero che i no-vax – veri o presunti alla Djokovic – difendono la propria linea puntando sulla libertà di scelta, il mondo dello sport sta ormai alzando barriere in maniera compatta. Spalancando così un solco da cui sarà difficile tornare indietro.