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 Calcio femminile: dal divieto di giocare alla Coppa del Mondo

Calcio femminile: dal divieto di giocare alla Coppa del Mondo

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a cura Cristiana Ferrari

Il 2019 è un anno che ricorderò per sempre e assieme a me tutti gli appassionati di calcio femminile.
Grazie al successo riscosso dal Mondiale, il calcio femminile italiano ha iniziato un lungo percorso di crescita e promozione e, in due anni, ha guadagnato molta visibilità.
In Italia l’anno d’oro del calcio femminile è stato il 2019 ma pochi sanno che gli esordi di questo sport risalgono al XIX secolo e che già cento anni fa era molto seguito.
Già nel 1895, infatti, in Gran Bretagna si disputò il primo incontro ufficiale di calcio femminile, nel 1920 si svolse un incontro a Liverpool tra Dick Kerr’s Ladies FC e St Helen’s Ladies davanti a 53000 spettatori e nel 1920 si giocò la prima partita internazionale di calcio femminile.
Purtroppo anziché incentivare lo sviluppo di questo sport la Football Association (la federazione calcistica inglese) nel 1921 ha vietato a tutte le squadre femminili di giocare sui campi affiliati alla federazione sostenendo che il calcio non era uno sport idoneo per le donne e non doveva essere praticato. Quante volte abbiamo sentito rivolgere queste affermazioni nei confronti del calcio femminile?
Negli anni ’20 la quasi totalità delle federazioni calcistiche impose il divieto per le calciatrici di utilizzare i campi per le loro attività, proibendo alle donne di giocare a calcio.

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Solamente nel 1970 le maggiori organizzazioni nazionali e internazionali UEFA, FIFA e CIO decisero di intraprendere una politica di supporto iniziando ad includere il calcio femminile nelle proprie strutture organizzative e di governance.
Sono bastate queste poche righe per comprendere, in breve, la storia complicata che ha dovuto affrontare il calcio delle donne, e questo clima di indifferenza nei confronti di questo sport posso dire di averlo vissuto anche io, qualche anno fa.
A 7 anni mi sono innamorata di questo meraviglioso sport e qualche anno dopo decisi di iniziare a giocare a calcio ma sorse un problema sin dall’inizio. Nella mia città non esisteva una squadra di calcio femminile ma dato che la mia voglia di iniziare a giocare andava oltre qualsiasi limite iniziai a giocare nella squadra maschile. Ѐ stato bellissimo. Il campo ha un grande potere, quando si gioca le differenze vengono superate. Non importa che tu sia uomo o donna, alto o basso, di carnagione chiara o scura, in campo quello che conta è il divertimento e si collabora tutti assieme.

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Finalmente l’anno successivo entrai in una squadra femminile ma con il tempo mi resi conto che il margine di crescita per il movimento calcistico femminile era ridotto e in confronto al calcio maschile eravamo molto meno considerate.
Sono contenta che la situazione oggi sia diversa e che le bambine possano sognare di diventare calciatrici professioniste usufruendo degli strumenti e delle strutture adatte per realizzare il loro sogno.
Il calcio femminile è stato a lungo considerato un costo per l’industria calcistica, probabilmente solamente di recente ci si è resi conto che, al contrario, è una risorsa preziosa per lo sport e per la società, in grado di guidare il settore in una direzione positiva e sostenibile.
Spesso qualcuno dimentica che le donne calciatrici dedicano la propria vita allo sport, sono atlete che si allenano intensamente tutti i giorni, vincono campionati e medaglie ma nonostante questo in molti Paesi non hanno ancora avuto accesso al professionismo e alle tutele che esso comporta.
Voglio ricordare che nel 1994 è stata promossa la Dichiarazione di Brighton, la prima conferenza internazionale su donne e sport a cui hanno partecipato delegazioni di 82 Paesi, tutte unite con l’obiettivo principale di andare verso lo “sviluppo di una cultura sportiva che consenta e valorizzi la piena partecipazione delle donne in tutti gli aspetti dello sport, nell’interesse dell’uguaglianza”. Di particolare rilevanza uno dei suoi principi che stabilisce: “le persone che supportano atleti d’élite e/o professionisti devono garantire che le opportunità di competere, premi, incentivi, riconoscimenti, sponsorizzazioni, promozioni e altre forme di supporto siano fornite in modo equo sia alle donne che agli uomini1”. Siamo sicuri che questo avvenga?
Nel contesto italiano il calcio femminile riuscirà presto a fare il passaggio verso il professionismo perché la federazione ha comunicato di voler attingere al fondo previsto dalla legge che istituirà il professionismo per le atlete, con un conseguente sgravio fiscale per le società che ne beneficeranno.
Intanto, il passo principale da compiere, in maniera celere, è consentire alle calciatrici di alto livello di stipulare contratti professionistici e riconoscerle a tutti gli effetti come lavoratrici.
Ѐ indispensabile che lo sviluppo del calcio femminile proceda di pari passo con l’evoluzione del quadro normativo, garantendo alle calciatrici condizioni di lavoro sicure.
Molte atlete ancora oggi giocano sotto obblighi contrattuali senza che sia loro concesso lo status di giocatrici professioniste. Senza il riconoscimento di tale status giuridico, la tutela dei diritti del lavoro delle calciatrici è a rischio in quanto escluse dal campo di applicazione nazionale della legislazione sul lavoro.
Anno dopo anno l’interesse commerciale per il calcio femminile sta crescendo, la partecipazione alle competizioni di campionato e ai tornei delle nazionali mostra segni di un grande potenziale e il pubblico sta aumentando.
In conclusione vorrei riprendere le parole di Sue Campbell, presidente della Women’s Football, di cui dobbiamo fare tesoro: ”occorre garantire a ogni donna l’accesso e l’opportunità di giocare, allenare, arbitrare, gestire o amministrare nel mondo calcistico, se lo desidera, e il gioco deve essere veramente rappresentativo della nostra società in tutte le sue caratteristiche e in tutti i contesti sociali. L’obiettivo è quello di aiutare ogni ragazza a occupare un ruolo importante, sul campo o nei quadri dirigenziali, organizzativi o gestionali, nel calcio femminile e nella società in generale”.
Anni fa non avrei mai immaginato che il calcio femminile sarebbe cresciuto cosi tanto in cosi poco tempo e ora che tutto questo è realtà non c’è più spazio per la discriminazione, per la disparità di genere, il calcio femminile ha bisogno di un lavoro sinergico tra federazioni, governi, enti pubblici e privati per garantirne la sostenibilità, lo sviluppo e la sua promozione.