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“Io sono il calcio”, Ibrahimovic racconta l’atleta e i retroscena dei cambi di squadra

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Il Milan è un’opzione, una possibilità di tornare al “calcio che conta”. Ma nonostante le voci di mercato, Zlatan Ibrahimovic, ad oggi, vive una realtà molto più tranquilla. Los Angeles, terra del cinema e delle grandi possibilità. Tant’è che l’idea di mettersi in gioco, facendo l’attore, non gli dispiace. È un’eventualità che vorrebbe prendere in considerazione, ma a una condizione: “non fare la comparsa”, così come ha testimoniato in un’intervista rilasciata al magazine Vanity Fair.

Ed è proprio in California che ha preso vita il suo nuovo libro: “Io sono il calcio”. Un percorso a ritroso della sua carriere da calciatore. Perché Zlatan, rispetto a molti altri talenti di tutto il mondo, ha sfruttato ogni occasione di poter lasciare il segno, in ogni squadra in cui ha militato. Del resto, è lui stesso a sottolinearlo, a ricordare le tantissime vittorie con le maglie di Juventus, Inter e Milan. Compresa anche la parentesi meno positiva di Barcellona. Nessun problema, tra le pagine ce n’è anche per Guardiola.

Aneddoti, nel suo libro. Storia vera di un campione, di un atleta, che ha puntato tutto sul sacrificio e l’allenamento. Perché se si fosse “chiamato Svensonn”, forse, avrebbe avuto anche qualche possibilità in più con la maglia della Nazionale. Ibrahimovic, in questo suo secondo volume, racconta il calciatore. E di come l’essere un vincente sia una filosofia da tramandare di padre in figlio. O meglio, i figli. Gli stessi che, per sua stessa ammissione, prendono male una sconfitta. Gli stessi ai quali lui non regala mai una vittoria.